Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Marta si sente “lasciata sola” da Maria e chiede che Gesù intervenga, con la sua autorità, a “risolvere” la questione. Nelle parole di Marta si possono leggere, in filigrana, due fondamentali snodi relazionali: il servizio dell’autorità chiamata a discernere per assumere decisioni e la condivisione della responsabilità nella vita della comunità cristiana. Tali snodi invocano un necessario cambio di mentalità (non solo una riorganizzazione pastorale) rispetto a cui la prassi ecclesiale mostra ancora molte resistenze (cfr. Sintesi Diocesana). Emerge la necessità di riformulare il senso e le forme della condivisione della responsabilità tra clero e laici (specialmente le donne), nella valorizzazione della comune dignità battesimale, superando la logica funzionale, riconoscendo la responsabilità di tutti nella edificazione e missione della Chiesa, istituendo delle pratiche in cui tutto ciò diventi effettivo sulla base di una capacità di ascolto e di dialogo, nella chiave del discernimento.


Domande per stimolare la condivisione di esperienze

  • A partire dalla mia esperienza nella comunità ecclesiale: quali resistenze/difficoltà ho riscontrato nell’assumere uno stile di ascolto e di condivisione della responsabilità da parte mia, degli altri, dell’organismo di cui faccio parte?
  • A partire dal mio vissuto, nello specifico del rapporto clero-laicato: quali esperienze positive di condivisione della responsabilità posso raccontare? Quali condizioni le hanno rese possibili?
  • Per chi ha esperienza di Consiglio pastorale parrocchiale o Consiglio parrocchiale affari economici: in quali situazioni li ho percepiti come una sorta di concessione del parroco e in quali, invece, essi sono stati il luogo del diritto/dovere dei laici di prendere la parola sulla vita della comunità e di assumersene la responsabilità?